Calle del Paradiso
La Calle del Paradiso è una delle calli più famose e affascinanti di Venezia, situata nel sestiere di Castello, non lontano dal Ponte di Rialto e da Piazza San Marco. È particolarmente nota per il suo caratteristico arco gotico, l’Arco del Paradiso, che attraversa la strada e le conferisce un’atmosfera unica.
L’arco gotico a sesto acuto collega due antichi palazzi e presenta una bellissima edicola (nicchia) che un tempo ospitava affreschi (ora in parte sbiaditi). Segna l’ingresso a una delle zone più pittoresche della città. Ad attraversare il rio, troviamo l’omonimo Ponte del Paradiso, con ai suoi piedi il grazioso ristorante ai Barbacani, che offre antipasti, pasta e secondi, principalmente di pesce, con una vista sul canale.

La leggenda di Calle del Paradiso
Questa storia è datata nell’anno 1368, dove una sera del mese di agosto, un certo Lorenzo Bonifazio si recò in casa dell’amico Leonardo da Conegliano (un suonatore di viola) residente nella bella Calle del Paradiso, per avvisarlo che verso mezzogiorno, con alcuni amici sarebbero venuti a prenderlo per fare una mattinata musicale a Santa Maria della Misericordia.
La mattina seguente Lorenzo e gli amici arrivano alla casa di Leonardo e mentre questi scendeva le scale con gli amici, Lorenzo si attarda in casa tentando di sedurre la bella Armellina, moglie di Leonardo. Ma la donna si mise a gridare e il mascalzone si diede alla fuga.
Ovviamente il suonatore di viola, che voleva suonare ma non essere suonato, saputo questo va su tutte le furie, ma gli amici lo calmano, facendogli osservare che alla fin dei conti non era successo nulla di grave.
L’amico Lorenzo Bonifacio giura al Leonardo di essere pentito e di non sapere cosa gli fosse preso, e fu talmente convincente che il suonatore di viola lo perdonò, tanto da ridonargli l’amicizia e di permettergli nuovamente di frequentare la sua casa.
Ma un giorno, di ritorno da una breve permanenza a Treviso, Leonardo rientrando a casa viene a sapere dai vicini della frequentazione tra la moglie e l’amico Bonifacio.
Interrogata, la moglie Armellina confessa fra le lacrime di non avere potuto resistere alle seduzioni dell’uomo e di aver copulato (fato sesso) con lui quattro volte, tre in casa ed una dal calzolaio ai Santi Apostoli.
La denuncia e la condanna
Ovviamente il marito andò su tutte le furie (non una ma ben quattro volte copulò, e pure dal calzolaio) e il suonatore di viola decise di denunciare alle autorità il reato. Infatti a quel tempo l’infedeltà coniugale era reato, punito con il carcere, tanto che con sentenza del 28 febbraio 1369 Lorenzo Bonifacio viene condannato a due anni di carcere, la moglie Armellina a due mesi di carcere con la perdita della dote; ed i compari di Lorenzo, che nella brutta faccenda fecero da ruffiani, a sei mesi di carcere ciascuno.
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