"colonne di san marco"
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Colonne di San Marco

Le Colonne di San Marco e San Todaro sono uno dei simboli più iconici di Venezia, poste all’ingresso della Piazzetta San Marco, affacciate sul Bacino. Si ritiene che le colonne cdi San Marco siano arrivate a Venezia intorno alla metà del XII secolo (forse 1125), ma rimasero a terra per molti anni a causa delle difficoltà nel sollevarle. L’impresa fu compiuta con successo da Nicolò Barattiero sotto il dogado di Sebastiano Ziani (1172-1178).

Per la sua abilità, Barattiero ottenne dal Doge il permesso di allestire un banco da gioco d’azzardo proprio nello spazio tra le due colonne, un’attività all’epoca proibita in città. Sulle basi delle colonne si trovano altorilievi che raffigurano i mestieri che si svolgevano in Piazzetta prima della sua monumentalizzazione.

Sono due monumenti imponenti che segnano non solo l’ingresso alla Piazza San Marco, ma anche un confine simbolico tra il mare e la terra, tra la spiritualità della Basilica e il potere del Palazzo Ducale.

Le Colonne di San Marco e San Todaro

Le due colonne monolitiche, trasportate dall’Oriente (probabilmente Costantinopoli) come bottino di guerra, sono sormontate dalle statue dei due santi patroni di Venezia.

Colonna di San Marco – (verso Palazzo Ducale) Sulla sommità si trova il Leone alato di San Marco, simbolo dell’Evangelista e della Serenissima. L’antica scultura bronzea, forse originariamente una chimera, fu modificata per assumerne l’aspetto attuale.

Colonna di San Todaro – (verso la Biblioteca Marciana) Regge la statua di San Teodoro (chiamato dai veneziani “San Todaro”), il primo santo protettore della città prima dell’arrivo delle reliquie di San Marco. È raffigurato come un guerriero che uccide un drago.

Superstizione e Giustizia

Lo spazio tra le due colonne ha un significato particolare, legato a usanze dell’antica Repubblica della Serenissima.

Luogo di Esecuzioni. Nel periodo medievale e rinascimentale, lo spiazzo tra le due steli fu destinato a luogo delle pubbliche esecuzioni capitali per i condannati della Repubblica.

Superstizione. Per questo motivo, tra i veneziani persiste ancora oggi l’usanza superstiziosa di non attraversare lo spazio tra le colonne, per non sfidare la sorte. Da questo uso deriva anche l’espressione veneziana “Esser tra Marco e Todaro”, che descrive la condizione di chi si trova in una situazione di difficoltà senza via d’uscita.

Secondo una versione popolare del detto “Te fasso veder mi che ora che xe” (Ti faccio vedere io che ora è), i condannati, prima di essere giustiziati, davano le spalle al Bacino e l’ultima cosa che vedevano era l’Orologio della Torre che segnava la loro ultima ora di vita.

La leggenda delle Colonne di San Marco

La leggenda delle Colonne di San Marco riguarda il numero originale delle colonne. Si narra che le colonne fossero originariamente tre, imbarcate su tre diverse navi provenienti dal Levante. Durante le difficili operazioni di sbarco e trasbordo nel Bacino di San Marco, la terza colonna sarebbe scivolata e affondata nei fondali fangosi della laguna, da dove non fu mai recuperata.

Sebbene sia una leggenda riportata da cronache successive, questo racconto spiegherebbe perché la Piazzetta sia sormontata da due simboli invece di tre (il numero perfetto e spesso sacro).

Nel XXI secolo sono stati anche avanzati progetti, come il “Progetto Aurora” nel 2018, che hanno utilizzato tecnologie come la tomografia sismica per tentare di localizzare la “mitica” terza colonna nei sedimenti lagunari, ma la sua esistenza rimane non provata.

L’Ingresso Trionfale e l’Azione dell’Ingegnere

La parte più affascinante della storia di queste colonne monolitiche, realizzate in marmo e granito rosa e grigio, è il loro innalzamento.

Il Lungo Letargo. Dopo essere state trasportate dall’Oriente , rimasero distese sulla Piazzetta per decenni. Il loro peso e le dimensioni imponenti rendevano il sollevamento un’impresa quasi impossibile per la tecnologia dell’epoca. La cronaca accredita a Nicolò Barattiero (spesso chiamato anche Barattieri o de’ Baretteri), un ingegnere o costruttore bergamasco, il successo nell’impresa nell’innalzarle intorno al 1172-1178.

Secondo la leggenda più diffusa, Barattiero utilizzò un ingegnoso sistema di corde di canapa e contrappesi, bagnando le funi (per farle contrarre e stringersi) e poi lasciandole asciugare (per farle tendere e sollevare gradualmente). Così, poco alla volta, riuscì a innalzare e verticalizzare i pesanti monoliti.

Come già accennato la ricompensa fu unica. A Barattiero venne concesso il privilegio di aprire un banco da gioco d’azzardo nello spazio proprio tra le due colonne.

Come avete visto, le colonne di San Marco non sono solo un elemento architettonico, ma un vero e proprio compendio di ingegneria, leggenda, superstizione e storia giudiziaria veneziana.