
Curiosità e Mistero
La Stele del Pane (o stełe del pan in dialetto) è una delle curiosità nascoste più affascinanti di Venezia. Se hai mai camminato lungo la Strada Nova andando dalla stazione verso Rialto, è probabile che tu ci sia passato davanti senza accorgertene.
Si tratta di una vera e propria “grida” di pietra del Settecento, l’ultima superstite di una serie di stele che la Repubblica di Venezia aveva fatto piazzare nei punti nevralgici della città per combattere un problema serio: il contrabbando del pane.
La storia e il Proclama (1727)
Scolpito su una lastra di pietra d’Istria sormontata dal Leone di San Marco, il testo risale al 27 ottobre 1727, emesso sotto il dogado di Alvise III Mocenigo per ordine dell’Inquisitor sopra Datii (il magistrato della Serenissima responsabile delle tasse e dei dazi).
In quell’epoca il pane era un bene rigorosamente controllato dallo Stato per ragioni sanitarie e fiscali. Chi non faceva parte della corporazione dei pistori (i panettieri ufficiali) o vendeva pane abusivo “di contrabbando” rischiava grosso.
Pene severissime e “scrittura bifacciale”
La Serenissima non scherzava affatto con i trasgressori. Le punizioni previste dalla stele includevano:
Multe salate: 25 ducati d’oro (che raddoppiavano se a sbagliare era un fornaio ufficiale).
Carcere e galera: la reclusione o i lavori forzati come rematori sulle navi della Repubblica (la galera).
La pena della corda: una tortura pubblica in cui il condannato veniva appeso per le braccia legate dietro la schiena.
Per i minorenni: i ragazzi sorpresi a vendere pane abusivo venivano spediti sulle navi pubbliche a fare i mozzi.
La vera particolarità ingegnosa della stele è che è incisa su entrambi i lati.
Il lato verso terra parlava ai passanti e ai residenti del sottoportico.
Il lato verso l’acqua (visibile ancora oggi solo sporgendosi verso il canale) era rivolto specificamente a barcaroli e gondolieri. Per loro il divieto era categorico: se venivano sorpresi a trasportare pane di contrabbando o persone che ne nascondevano addosso, la sanzione prevedeva 25 ducati di multa, la sospensione della licenza per due anni e, come tocco finale, la barca veniva bruciata sul posto.
Per scovare i furbi, la stele ricorda infine che lo Stato accettava volentieri le denoncie secrete (le famose spie anonime), garantendo anche una percentuale sulla multa a chi faceva arrestare il contrabbandiere.