Il tragico destino di El Bocaleto
Nel cuore di Venezia, al Ponte di San Girolamo nel Sestiere di Cannaregio, sorgeva un Magazen molto noto, gestito da un certo Matteo, soprannominato “El Bocaleto”. La sua storia si intreccia con un evento oscuro del 10 settembre 1762. Quel giorno, in Calle Trevisana a Santa Maria Formosa, venne brutalmente uccisa un’anziana signora, Iseppa Zian. Nello stesso giorno del delitto, una giovane donna di nome Michiela Gondetti si presentò alla bottega di Matteo. Voleva dare in pegno un vecchio anello d’oro. Matteo accettò, e il compenso pattuito fu di dieci ducati in denaro e un credito di cinque ducati in “vin da pegni”.
Il Vin da Pegni
Piccola parentesi. Inizialmente, il termine indicava l’abitudine dei frequentatori delle osterie (spesso poveri operai, facchini o marinai) di lasciare un oggetto in pegno all’oste in cambio di un “quarto” di vino o di un pasto veloce, quando non avevano denaro contante.
Con il tempo, questa pratica divenne così comune che alcune osterie si specializzarono in questo servizio, trasformandosi in una via di mezzo tra un bar e un banco dei pegni non ufficiale.
L’oste accettava di tutto: mantelli, scarpe, attrezzi da lavoro o piccoli monili. Il meccanismo era semplice:
Il cliente riceveva il vino. L’oste custodiva l’oggetto. Il cliente tornava a riscattarlo pagando il debito (spesso con un piccolo interesse “nascosto” nel prezzo del vino).

La storia del Magazen El Bocaleto
Michiela, seppur a malincuore (avrebbe chiaramente preferito ricevere l’intera somma in ducati), accettò l’accordo. Per consolarsi, si ubriacò consumando tutto il vino che aveva ricevuto in pegno. Bevette incessantemente per tutto il giorno e la notte, fino a cadere in uno stato di totale ebbrezza. Le sue bravate la portarono dritta in galera.
In preda ai fumi dell’alcol, delirando, Michiela iniziò a raccontare di aver ucciso una vecchia per un anello e di averlo poi dato in pegno all’oste del Magazen, Matteo “El Bocaleto”. Una volta smaltita la sbornia, la donna fu interrogata dalla Quarantia Criminale, il tribunale penale della Serenissima, e confessò l’omicidio di Iseppa Zian.
La condanna fu severa: Michiela Gondetti venne condannata a morte per decapitazione, da eseguirsi tra le due colonne di Piazza San Marco. Il povero Matteo, suo malgrado inconsapevole della provenienza dell’anello, non ebbe sorte migliore. Venne bandito per sempre dal territorio Veneto con l’accusa di ricettazione di merce rubata, costretto ad abbandonare la sua vita e la sua bottega.
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