Incendio che devastò Venezia
Gli scalpellini e la furia distruttrice dell’incendio del 1789, vediamolo qui di seguito.
Tra le calli veneziane, il battito ritmico dello scalpello sulla pietra ha lasciato un’impronta indelebile, non solo nell’architettura ma nella toponomastica stessa della città. Le officine dei tagliapietre, come quella storica presso i Santi Ermagora e Fortunato, raccontano di un’epoca in cui l’artigianato era un’istituzione sacra.
La Gerarchia della corte
Fino al 1723, scalpellini e scultori condivisero lo stesso destino professionale. Nelle loro botteghe, rigorosamente situate in cortili aperti, vigeva una gerarchia ferrea che scandiva la vita dei lavoratori:
Garzoni: i giovani apprendisti.
Lavoranti: la forza operativa.
Maestri: i custodi della tecnica.
Paroni de corte: i titolari delle officine, chiamati così proprio per lo spazio all’aperto in cui operavano.
Mentre la gestione economica era affidata ai Giustizieri Vecchi, le dispute legali più complesse venivano risolte dal Collegio della Milizia da Mar. Ma nemmeno la rigorosa disciplina della Serenissima poté nulla contro la tragedia che stava per colpire il sestiere.
La Notte in cui l’Acqua Bruciò
Il 28 novembre 1789, il quartiere fu sconvolto da un evento catastrofico. In un magazzino vicino alle botteghe erano custodite circa 240.000 libbre d’olio. Forse a causa di un fuoco lasciato acceso per sgelare il liquido viscoso, o forse per una lucerna caduta accidentalmente dal soffitto, l’intero deposito si trasformò in un’infernale trappola di fuoco.
L’olio in fiamme, denso e inarrestabile, non restò confinato tra le mura del magazzino:
L’invasione del canale: Il liquido ardente colò nell’acqua, trasformando il canale in un fiume di fuoco che la lenta corrente trasportava lungo le fondamenta.
L’effetto domino: Le case, lambite dalle fiamme galleggianti, iniziarono a bruciare una dopo l’altra.
Il disastro urbano: L’incendio devastò le zone de “le Colombine” e del “Volto Santo”, spingendosi fino al Campiello dell’Anconetta.
Il Bilancio della Tragedia
Quando i fumi finalmente si diradarono, il paesaggio era spettrale. Circa 60 abitazioni erano state ridotte in cenere. Il costo umano fu ancora più pesante: 140 famiglie si ritrovarono senza un tetto, tra cui 400 persone già in condizioni di estrema indigenza, private dell’unica cosa che possedevano.
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