"foto bianco nero antica di piazza barche"

Piazza Barche

La storia della Mestre che non c’è più parte proprio da qui: da Piazza Barche, o meglio, da quella Piazza XXVII Ottobre che oggi fatichiamo a riconoscere sotto strati di asfalto e anonimato. ( foto di copertina collezione privata di Massimo Massarenti)

A spingermi a dedicare parte del mio tempo e del mio blog a questo racconto è stata un’immagine. Non una semplice fotografia, ma un prezioso dipinto custodito a migliaia di chilometri da qui, alla Fondation Bemberg di Tolosa, in Francia. L’autore? Niente meno che Antonio Canal, il “Canaletto”. Il celebre vedutista della Repubblica di Venezia scelse di immortalare questo angolo della nostra terraferma, e quando i miei occhi si sono posati sulla sua opera, vi giuro, sono rimasto sconvolto.

Perché tanta meraviglia? Per un numero: 1740.

In sessant’anni di vita, sono cresciuto sentendo dire che nel primo Novecento Mestre era poco più di un agglomerato di case contadine intorno a Piazza Ferretto, circondato solo da paludi e campagna. Quanti di noi sono cresciuti con la convinzione che Mestre fosse solo un modesto “paesetto” rurale prima dell’esplosione industriale?

Il Canaletto ci smentisce con la forza della sua arte. Ben 160 anni prima del 1900, Mestre possedeva già una piazza fiorente, strutturata e pulsante. E se il Canaletto la dipingeva nel 1740, da quanti decenni – o secoli – quella piazza era già il fulcro della vita cittadina?

"dipinto di piazza barche del canaletto"

Dobbiamo dircelo con chiarezza: sotto la Serenissima, Mestre non era una periferia, ma l’organo vitale che permetteva a Venezia di respirare e nutrirsi. Era qui che nasceva il cibo destinato ai mercati veneziani: carne, latte, formaggi, frutta e verdura. Tutto partiva da qui. Ma non solo: Piazza Barche era il porto di terraferma della Repubblica, lo snodo logistico dove arrivavano le merci prodotte in Laguna destinate a tutto l’entroterra. Era una continuazione naturale di Venezia, una sua fondamenta indispensabile posta sulla terraferma.

E allora, sorge una domanda che brucia: perché oggi non ne resta traccia?

Perché è stato permesso che una colata di cemento indiscriminato seppellisse questo sito storico per far posto a banche, parcheggi e palazzi senza volto? Se il Mercato di Rialto è considerato un luogo sacro della storia mondiale, perché abbiamo lasciato che il suo “gemello”, il porto da cui tutto quel cibo partiva, venisse cancellato dall’asfalto?

Per questo ho deciso di mettermi in cerca. Cerco foto, documenti, racconti di quella Mestre che ci è stata strappata. In primis Piazza Barche, con il sogno — forse impossibile, ma doveroso — che un giorno il mondo riconosca di nuovo la sua dignità: quella di essere stata il Porto della Serenissima.

"foto bianco nero antica di piazza barche con barconi in acqua"

(foto collezione privata di Massimo Massarenti)

Piazza XXVII Ottobre 

Il nome vero di Piazza Barche è Piazza XXVII Ottobre, attribuitogli in ricordo della battaglia finale dell’insurrezione contro gli austriaci sconfitti il 27 ottobre 1848 e cacciati da Mestre. Memoria ricordata da una targa posta sopra la farmacia Zannini.

Tutto ebbe inizio da un approdo: Il mistero svelato di Piazza Barche

Ecco una descrizione di ciò che il Canaletto ha voluto rappresentare nella sua tela indicata solitamente come: indicato come “Mestre: l’approdo da Venezia” o “Veduta di Mestre con il Canal Salso”.

Immaginate di posizionarvi dove oggi sorge l’incrocio tra via Forte Marghera e Piazza Barche. Nel 1740, lo sguardo del Canaletto non incontrava asfalto o semafori, ma uno scenario di rara armonia.

Il Canale come Protagonista

Il cuore della scena è dominato dall’acqua del Canal Salso, che all’epoca era la vera autostrada della Serenissima. Le acque sono calme e riflettono un cielo limpido, tipico della luce “cristallina” del Canaletto. Si vedono chiaramente le imbarcazioni da trasporto, cariche di merci e coperte da teli chiari, che attendono di scaricare o di partire verso Rialto. Non sono solo barche: sono i polmoni della città.

L’Architettura: Una Piazza che era un Porto

Sulla riva sinistra (quella che oggi ospita le banche e i condomini), il Canaletto dipinge una serie di edifici eleganti con portici ombreggiati. Erano fondachi e magazzini, ma anche osterie e stazioni di posta. Si notano le persone che camminano lentamente sotto i portici, segno di una vita sociale che ruotava attorno all’acqua. Le facciate delle case sono calde, color ocra e cotto, lontanissime dal grigio del cemento attuale.

La Vita Quotidiana: Piccole Storie in Primo Piano

Se osservate i dettagli (le cosiddette “macchiette”), noterete figure di nobili in parrucca, mercanti che discutono e lavoratori che caricano i barconi. È una Mestre operosa ma composta. C’è un senso di ordine e di dignità in questa Piazza Barche: è il “terminal” di lusso di una delle Repubbliche più potenti del mondo.

La Prospettiva verso il Centro

Sullo sfondo, lo sguardo viene guidato lungo il canale verso quello che era il nucleo antico del borgo. Si percepisce il verde della campagna che preme appena dietro le case, un equilibrio perfetto tra architettura e natura che oggi è stato totalmente spazzato via.

"piazza barche vista dall alto anni sesanta"
Piazza Barche, la Mestre che non c’è

Guardando questo quadro, si capisce che la distruzione di Piazza Barche non è stata solo una scelta urbanistica, ma un delitto culturale. Canaletto non ha dipinto una palude o un misero paesello; ha dipinto un’infrastruttura d’avanguardia del XVIII secolo, intrisa di bellezza.

Oggi, dove il pittore stendeva pennellate di luce e riflessi d’acqua, noi abbiamo distese di auto e banche di vetro. Questo dipinto è la prova che Mestre non è nata brutta: è stata resa tale

In conclusione sorge una domanda: “Perché Venezia è ancora lì, integra e bellissima, mentre Piazza Barche non c’è più?” Chi è responsabile di questo scempio? Chi ripaga i mestrini e veneziani per la distruzione, storico culturale, del porto in terraferma di Venezia?