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Piazza Ferretto

Oggi la Piazza appare come un’isola pedonale curata e, a tratti, ancora splendida. La Torre dell’Orologio continua a svettare con la sua solennità medievale e la fontana è ancora un punto di ritrovo. Si presenta come un ampio spazio pavimentato, pulito e ordinato, dove la circolazione è esclusivamente pedonale. È il punto di cerniera tra la terraferma e il flusso di visitatori che gravitano su Venezia.

Il panorama commerciale è ormai consolidato. I portici ospitano le grandi catene internazionali della moda, della telefonia e della cosmesi. Le vetrine sono ampie, illuminate a giorno e uniformate agli standard dei centri commerciali. È il luogo dove i giovani si ritrovano non più per le “vasche” tradizionali, ma per consumare nei fast-food o acquistare l’ultimo modello di smartphone.

Piazza Ferretto è diventata un satellite di Venezia. Molti dei palazzi storici che un tempo ospitavano uffici o abitazioni di mestrini sono stati riconvertiti in strutture ricettive, B&B di lusso e appartamenti per turisti. Questo porta un viavai continuo di trolley e visitatori stranieri che utilizzano la piazza come punto di ristoro e relax, approfittando dei numerosi bar e delle catene di ristorazione che occupano gran parte della superficie pedonale. Ciò è che troverete cercando oggi su Piazza Ferretto. Ma cos’era Piazza Ferretto una volta? 

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La Piazza Ferretto scomparsa

Se chiudo gli occhi e penso alla Piazza Ferretto di qualche decennio fa, la prima cosa che mi torna in mente non sono solo i volti delle persone, ma i colori e i profumi che uscivano dai negozi. Non erano solo punti vendita; erano istituzioni.

Quando il negozio aveva un’anima

Entrare in una bottega del centro era un rito. C’era il titolare che ti accoglieva sulla porta, spesso in giacca o con il grembiule pulito, e ti chiamava per nome. Conosceva i tuoi gusti, la taglia dei tuoi figli, i regali che avevi fatto l’anno prima. Le vetrine erano opere d’arte: cornici in legno lucido, insegne in ottone che brillavano sotto i portici e un allestimento curato nei minimi dettagli.

Negozi di abbigliamento eleganti, mercerie dove trovavi l’introvabile, librerie che profumavano di carta vera e quei bar dove il caffè non era un “mordi e fuggi”, ma un momento di condivisione. Quei negozi erano le luci della città: finché erano aperti, la piazza era viva, sicura, presidiata da chi quella terra la amava perché ci lavorava.

L’invasione dei “Senza Volto”

Oggi, camminando per il salotto di Mestre, il panorama è cambiato drasticamente. Molte di quelle insegne storiche hanno abbassato la serranda per l’ultima volta, sconfitte dagli affitti stellari e dalla concorrenza spietata dei giganti fuori città.

Al loro posto? Una sfilata di franchising multinazionali, negozi fotocopia che potresti trovare identici a Londra, Parigi o in un qualsiasi centro commerciale anonimo. Vetrate enormi, luci fredde a LED e commessi precari che, pur mettendoci l’impegno, spesso non sanno nemmeno chi sei. La personalizzazione è sparita, sostituita dal consumo di massa.

Ma il vero dramma è ciò che accade appena giri l’angolo: vetrine sporche, serrande imbrattate e cartelli “Affittasi” che ingialliscono da anni. Quel vuoto è stato riempito da attività che nulla hanno a che fare con il decoro della nostra storia: centri scommesse, bazar di cianfrusaglie e negozietti di dubbia estetica che hanno trasformato il salotto buono in un’anticamera del degrado.

Abbiamo barattato l’identità per la comodità, e il risultato è che Piazza Ferretto, sta perdendo il suo calore umano. I negozi di una volta erano le sentinelle della nostra civiltà; oggi sono solo spazi commerciali in affitto al miglior offerente.

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foto da collezione privata di Massimo Massarenti

La Piazza e i suoi cinema

Questo è un capitolo che farà scendere più di qualche lacrima a chi ha vissuto la Mestre degli anni ’70 e ’80. I cinema non erano solo sale cinematografiche; erano i nostri templi, il luogo dove la città si riuniva per sognare.

C’è stato un tempo in cui il centro di Mestre, la sera, si accendeva di mille luci colorate. Non erano i neon freddi di oggi, ma le insegne calde e gloriose dei nostri cinema. Andare al cinema non era solo “guardare un film”: era un appuntamento sociale, un rito che partiva dalla lettura della locandina esposta sotto i portici e finiva con il dibattito fuori, al freddo, con la nebbia che avvolgeva Piazza Ferretto.

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Luci in Sala: Quando Mestre era la Hollywood della Terraferma

Chi non ricorda il maestoso Cinema Corso? Entrare lì significava respirare l’aria delle grandi occasioni, le grandi pellicole hollywoodiane venivano proiettate lì, con quella sua platea che sembrava infinita. O l’Excelsior, il Cinema San Marco, il Rossini, l’Arcobaleno, il Mestre…  Ogni sala aveva la sua anima. C’era il cinema per le grandi prime, quello per i film d’essai e quello dove, da ragazzini, andavamo a rifugiarci nelle domeniche di pioggia, con l’odore delle poltrone di velluto e il fumo delle sigarette che allora si poteva ancora sentire.

Il Buio oltre lo Schermo

Oggi, quel patrimonio è stato quasi interamente cancellato. Le sale sono diventate magazzini, o peggio, sono rimaste chiuse per decenni, diventando gusci vuoti e spettrali nel cuore della città.

"cinema ingresso"Il cinema in centro è stato ucciso due volte:

  1. Dall’indifferenza delle istituzioni, che hanno permesso che queste sale chiudessero senza lottare per la loro funzione culturale.

  2. Dall’avvento dei multisala, quelle cattedrali nel deserto fuori città, dove il film è un prodotto di consumo come un hamburger, circondate da parcheggi sterminati e centri commerciali senza identità.

Una città senza sogni

"cinema antico"Una città che perde i suoi cinema perde la capacità di sognare insieme. Una volta, usciti dalla sala, ci si ritrovava in Piazza, si andava a mangiare una pizza o a bere un bicchiere, alimentando l’economia e la sicurezza del centro. Oggi, spegnendo quei proiettori, abbiamo spento una parte della vita sociale di Mestre, lasciando le strade in mano all’oscurità e a chi frequenta il buio per scopi poco nobili.

Riaprire quei ricordi fa male, perché ci ricorda che Mestre era una città viva, colta e vibrante. Oggi è solo un luogo dove si passa, ma dove raramente ci si ferma a sognare.

Piazza Ferretto nei secoli passati

Ecco come appare Piazza Ferretto oggi; tuttavia, il confronto con il suo splendore nei secoli passati è quasi impietoso. Chi conosce davvero il volto di questa piazza all’epoca della Serenissima Repubblica?

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