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“Sicilia da Raccontare”

20,00

Venite con me alla scoperta della Sicilia. Un viaggio tra coste e borghi dell’entroterra, scritto in modo amichevole e ironico, vi porterà tra le meraviglie della Sicilia.

Sicilia da Raccontare: grande formato 20×25 – 287 pagine – 172 foto a colori – 90 foto B/n – 13 mappe di viaggio – 8 illustrazioni – il tutto in un libro unico nel suo genere: “Sicilia da Raccontare”

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Descrizione

Sicilia da Raccontare

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Vi accompagnerò tra le meraviglie dell’Isola, da costa a costa, passando per l’entroterra, con in suoi borghi medievali arroccati sulle pendici dei suoi caldi monti, tra i posti da visitare in Sicilia.

Dei borghi che sembrano usciti da libri di favole, in un’atmosfera calma e serena, che diventa mistica e quasi misteriosa al calar della sera.

Le sue città d’arte, mai caotiche, piene di cultura e storia maturata nei millenni, vissuta tra varie dominazioni Greche, Romane, Arabe, Normanne… che hanno lasciato, e arricchito ognuna, la Regione di cultura e tradizione, permettendo all’isola di essere una bellissima combinazione, di tutto ciò di bello che questi popoli hanno saputo portare.

Senza dimenticare certo la gente siciliana, dominata, ma sempre padrona della loro terra, che ha saputo accogliere, e mescolare, tanta arte e cultura, dando vita a quella che io definisco “ La Terra Madre”.

I suoi mari e le sue coste, dalla Sicilia orientale alla Sicilia occidentale, vi lasceranno stupiti, per la purezza delle loro acque, e per il calore dei loro porti, sorti su piccoli borghi marinari siciliani, carichi di tradizione e orgoglio delle proprie tradizioni.

E per finire, lasciatevi ingolosire dall’arte culinaria che questa regione saprà proporvi, tra le più saporite del nostro bel paese.

Venite con me, e vi farò scoprire in Sicilia occidentale cosa vedere, la bellezza della parte sud e orientale, tutto questo, con semplicità, amicizia, e un pizzico d’ironia, che renderà il viaggio insieme a me “Indimenticabile”.

Questo e altro in “Sicilia da Raccontare” un libro tutto da leggere e da vedere, per scoprire cosa visitare in Sicilia.

Alcuni stralci dal libro:

Di seguito alcuni brevi stralci tratti dal mio libro Sicilia da Raccontare, informazioni, avventura, ironia, bellezza dei luoghi.

Ironico:

  • Din don… din don… din don… Mi chiedo: ma quale cavolo di parroco suona le campane in piena notte? Parroco… campane? Ma cosa sto dicendo, sono io, è la sveglia del mio cellulare, è ora di alzarsi… certo è ancora piena notte, sono le quattro meno dieci, ma il mio volo per Catania è previsto per le sei del mattino. Quindi non ho certo tempo di rigirarmi nel letto, è risaputo “noi aspettiamo, l’aereo no”.
  • ….decidiamo di uscire e proseguire verso il centro della vita di Ortigia.
    Polpetta molto orgogliosa dice “seguimi, sono già stata a Ortigia, la conosco molto bene, per il centro si va di qua…” e indica la strada che porta verso il lungomare a est, quella che dà sul mare aperto per capirci, non il lungomare che guarda sulla baia di Siracusa. Io un po’ perplesso la seguo, permettendomi di esprimere qualche dubbio dicendo “ma qui c’è il mare, per me il centro storico con le sue belle viuzze si trova di là… verso ovest, in direzione più centrale al lungomare…” Polpetta si dimostra alquanto contrariata, perché: che ne sapevo io che non ero mai stato a Ortigia, mentre lei era già venuta? Poi aggiunge “questa è la strada migliore per arrivare al centro, il lungomare è bellissimo… io lo so!”.  A quel punto mi taccio, mai contrariare troppo una donna stanca e accaldata. Ma la camminata sembra interminabile, con un vento molto forte che sferza sul nostro corpo; che se da una parte si può pensare in positivo “bene stai fresco, col caldo che fa…” dall’altra c’è il contro “mannaggia a te polpetta, sudati come siamo ci prendiamo un malanno…”
    Da un lato il mare sferzato dal vento, dall’altro le auto che passavano a più non posso, con un marciapiede talmente piccolo che incrociando le rare persone in senso opposto si doveva scendere in strada. Ora, non so dove lei abbia visto la bellezza di questo lungomare nei suoi ricordi e la strada più corta per il centro storico, ma mi son detto “mannaggia a te polpetta e stu cazzuuu di lungomare”.
    Arrivati finalmente al Castello Maniace, stremati e annichiliti dal vento, del centro storico con le sue stradine e la sua splendida Piazza Duomo neppure l’ombra. Io alquanto imbruttito non ho voluto saperne di visitare neppure il castello, reclamando il mio tanto agognato “centro storico”. Allorché lei dice “forse mi sono sbagliata… me lo ricordavo meglio il lungomare, e la strada non era così lunga”. Io mi sono limitato a dire, questa volta a piena voce, “li mortacci tuoi polpetta, tu e stu cazzuuu di lungomare…”, ma i miei due neuroni sono andati su tutte le furie, con esclamazioni non ripetibili, inveendo contro la colpevole polpetta “ma che ce lo siamo portati a fare la polpetta? Bruciala… e getta le spoglie nella Fonte di Aretusa…” Meglio rendere pubbliche solo queste “leggere” esclamazioni.
    Ripresomi dallo sbigottimento e dalle urla dei neuroni nel mio cervello………….

Informazioni:

  • La storia è raccontata dal custode del castello, Pasquale, al quale il fantasma comparve per la prima volta. “Ricordo ancora con emozione la sera del 19 luglio 1975, dopo aver accompagnato gli ultimi visitatori mi stavo riposando fumando una sigaretta quando a un tratto sentii una folata di vento e subito dopo si materializzò un corpo. Il fantasma raccontò tutta la sua storia…” e Pasquale racconta tutta la storia da me già narrata. Ora, non si sa bene quanto fosse chiacchierone questo Don Guiscardo, visto la bella chiacchierata fatta con il buon Pasquale, che giura di essere astemio e di non aver mai bevuto, ma oltre ai ripetuti incontri con il custode (beh… vorrei vedere voi dopo mille anni di solitudine se trovate qualcuno che vi dà retta, se non vi ci appiccicate e non lo mollate più…) si registra un altro avvistamento da parte di un gruppo di turisti in visita al castello. Questo a confermare il racconto del buon Pasquale e darne credito (Castello di Mussomeli).
  • Il mulino è in perfetto stato, però sappiate che si sta visitando un museo, non più un mulino antico, e la presenza di turisti in questo luogo è impietosa.
    Come arrivo parcheggio proprio di fianco, in un parcheggio che sarebbe libero ma dove vi si avvicinerà un signore che vi chiederà un contributo “per bere il caffè”. Io gli ho dato un euro, se vorrete potrete farlo anche voi, sennò di parcheggi vicini ve ne sono molti. Da qui partono anche le piccole imbarcazioni turistiche che portano a Mozia e all’isola Lunga, e si trova un ristorante che serve specialità di pesce, “Mammacaura”, molto affollato dai turisti.
    Per chi fosse interessato a soggiornare in questo splendido scenario, ricordo che i proprietari del Mulino Infersa dispongono di un elegante resort situato sull’Isola Lunga, nella parte meridionale dell’isola, a pochi metri dal pontile di imbraco e sbarco. Qui potrete godervi una serata esclusiva e unica al tramonto sotto il cielo stellato dell’Isola Lunga. Durante la serata è prevista una cena a buffet tipica. Per chi vorrà e potrà permetterselo, ci sarà anche la possibilità di pernottamento, mentre le altre persone a fine serata. potranno riprendere il battello e tornare indietro. I riferimenti di questa location esclusiva li includerò sempre alla fine. Sappiate che se volete dormire, cenare o bere un aperitivo al tramonto, oltre ai sopracitati locali ne troverete altri sempre nelle vicinanze, potrete scegliere.

Bellezza dei luoghi:

  • In una mezz’oretta di strada si arriva in contrada Scurati del comune di Custonaci, dove si trovano le Grotte di Scurati, un antico insediamento preistorico e un geosito speleologico. Si tratta di un sito comprendente nove grotte, di cui la Grotta Mangiapane è la più grande, alta circa 70 metri, larga 13 e profonda 50, e accoglie al suo interno un piccolo borgo di case abitato dal 1819 fino alla metà del ‘900.
    Le case si estendono anche all’esterno della grotta, formando un vero e proprio piccolo villaggio tenuto in perfette condizioni dai discendenti della famiglia Mangiapane e dagli abitanti del luogo……             Un piccolo, fantastico mondo antico che vi porterà in una dimensione surreale e che vi regalerà emozioni e immagini che resteranno indelebili nei vostri occhi e nel vostro cuore.
    Il primo ambiente in cui si entra è un antico mulino per macinare il grano, i foraggi, azionato dalla forza motrice di un bue, o almeno credo fosse così vedendolo da vicino. Vi ricordo che come al solito, e ancor meglio in questo posto magico, io sono solo, senza la presenza di altri turisti, se non lo sporadico avvicinarsi di alcune persone più avanti nella mia visita. Ma il sito è così grande e articolato che basta aspettare qualche istante per ritrovarsi nuovamente soli ad assaporare queste meraviglie del passato.
  • Direzione Monreale una mezz’ora d’auto, per ammirare il meraviglioso Duomo. Un po’ come succede per Assisi, anche Monreale è una di quelle città che i turisti associano immediatamente a una chiesa. Non vi è da stupirsene, perché il meraviglioso Duomo di Monreale è una struttura architettonica senza rivali, un vero gioiello d’arte capace di affascinare con la sua maestosità e la sua sacralità anche il più convinto agnostico, tanto che questa cittadina a pochi chilometri da Palermo è considerata da tutti una tappa obbligatoria di ogni viaggio in Sicilia….. Già dall’esterno il Duomo di Monreale è una grandiosa visione che lascia a bocca aperta, le sue poderose torri campanarie di forma quadrata, una più alta dell’altra, svettano nel cielo azzurro.
    Tra le due torri si erge il portico del Settecento in marmo bianco, decorato con archi ogivali intrecciati con intarsi policromi. Fu eretto a sostituzione di quello originario che era crollato. Dentro a questo portico è incastonato un portone in bronzo del 1185, ma non è più da qui che si entra in chiesa. Oggi l’ingresso dei fedeli avviene attraverso una porta più piccola lungo la facciata nord.
    Sebbene la facciata principale sia magnifica, non limitatevi a guardare solo la parte anteriore della chiesa; girategli attorno e ammirate anche la parte posteriore, un mirabile esempio di arte araba.
    L’interno del duomo è vasto e solenne: lungo 102 metri, ha una pianta basilicale a croce latina con tre navate che culminano in altrettante absidi. La magnifica navata centrale è grande tre volte le navate laterali ed è separata da queste da due file di nove colonne.
    Una curiosità: tutte le colonne di stile corinzio sono in granito grigio, meno una che è invece in marmo cipollino, un materiale più scadente; questa scelta si deve a una simbologia religiosa. Durante la visita all’interno del Duomo oltre ai famosissimi mosaici, prestate attenzione anche al soffitto in legno policromo, al trono reale riccamente ornato e al trono arcivescovile più dimesso, situati a destra e a sinistra, prima di entrare nel presbiterio. Successivamente ammirerete i sarcofaghi reali di Guglielmo I e Guglielmo II, in fondo alla navata laterale destra.

Avventura:

  • A quel punto la mia voglia di un bagno in quel mare cristallino diventa irrefrenabile, e decido di scendere lungo un dirupo adiacente alla croce, che degrada in una piccolissima baia deserta, senza anima viva. Arrivato, mi tolgo t-shirt e pantaloncini, e mi immergo nelle fresche e limpide acque di Punta Sant’Elia… una meraviglia, galleggiare lì solo in quel luogo stupendo… che emozione.          Finito di veleggiare sul pelo dell’acqua, risalgo, facendo attenzione di non finire gambe all’aria sugli scogli bagnati, e mi stendo un pochino su una pietra levigata dal mare, per asciugarmi al sole come fanno le foche. Asciugatomi, mi rimetto i miei abiti e mi avvio, che c’è Capo Zafferano con il suo faro che mi aspetta.
  • ……quindi continuo a spostarmi con la macchina visto che le strade erano carreggiabili, ma erano talmente strette che non mi permettevano di lasciare l’auto neppure in sosta.
    Questo percorso però cominciava a non piacermi molto; stradine troppo strette per consentire alle auto di transitare, e al passaggio dell’auto se si incrociava una persona, questa doveva appiattirsi sul muro per permettere al veicolo di passare. Ma oramai nulla potevo fare se non seguire la strada fino a trovare un posto dove poter posteggiare l’auto. Vi assicuro che mai in vita mia mi ero trovato a muovermi con l’auto tra vie così strette di un centro cittadino…. forzatamente mi vedo costretto a proseguire, perché ovviamente in un senso unico, dove a stento passava un’auto, era impensabile invertire il senso di marcia.
    Ed ecco l’immancabile imprevisto… anzi diciamo proprio, i cavoli amari sono arrivati… perché mentre in salita mi accingo a prendere una curva a gomito, la strada è talmente stretta che la curva non può essere completata con una singola manovra (vi ricordo che avevo una Y10 quindi un’auto piccola), quindi arrestato il mezzo e innesco la retromarcia per poi sterzare e completare la curva.
    Ed è qui che una pioggia di m… cavoli amari si abbatte su di me, perché l’auto in salita slitta, scivola sull’asfalto che asfalto non è, ma sono ciottoli di pietra fine, levigata, liscia, su cui le gomme dell’auto, essendo in salita, non riescono più a far aderenza ripartendo da fermo….e più insisto più scivolo retrocedendo verso una ringhiera di ferro…..continua il meglio deve ancora venire.

Informazioni aggiuntive

Peso 1000 g
Dimensioni 25 × 20 × 2 cm

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